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Il valore delle cose
?Al giorno d'oggi la gente sa il prezzo di tutto e non conosce il valore di niente?
Oscar Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray"


Qual ? il valore delle cose? Il mercato ? in grado di definirlo? Il mercato ci d? il prezzo ma non riesce a rappresentare l'effettivo valore di un prodotto. La recente crisi dei mercati finanziari ha rivelato come sia molto pericoloso affidarsi al libero mercato e ad ammetterlo ? stato Alan Grespan, uno dei pi? convinti fautori del libero mercato. Il problema ? che ? difficile trovare un modo che non sia quello di attribuire un prezzo e quindi ci affidiamo al mito dei mercati autoregolamentati, per quanto imperfetti siano, perch? senza di loro non avremmo una bussola per orientarci. Il problema ? che la ?mano invisibile? di Adam Smith che dovrebbe regolare i mercati ? tanto invisibile da scomparire completamente. In pratica, segnala l'economista Raj Patel nel suo bel libro Il valore delle cose che ha ispirato questo editoriale, siamo in una situazione simile a quella dei malati della sindrome di Anton: pensiamo di vedere, ma siamo ciechi. Voglio subito precisare che ? difficile immaginare un mondo senza mercati, ma il problema ? che i mercati come sono oggi, senza regole e guidati dal solo profitto che non vuole interferenze, portano alla rovina. Si pone quindi il problema di come guarire da questa malattia. La storia mostra che la cura non pu? arrivare solo dai governi, ma bisogna cambiare la societ? di mercato dall'interno, evitando soprattutto che avvenga quanto enunciato da William Shakespeare in Re Lear: ?La sventura dei tempi ? che i dementi debbano guidare i ciechi?.
Ma come poter determinare il valore di un prodotto al di fuori del mercato? Nel libro di Raj Patel si afferma come esempio che il valore di un hamburger dovrebbe essere di 200 dollari; sembra una boutade, ma Patel, citando studi serissimi, arriva proprio a questa cifra. Il problema ? che il prezzo non tiene conto dei costi delle esternalit? che si vanno poi a scaricare sulla collettivit?. Cos? Patel afferma che grazie alle sovvenzioni agricole negli Usa l'industria della carne risparmia 562 milioni di dollari l'anno e che anche i dipendenti delle catene di fast food per i loro bassi stipendi sono in qualche modo sussidiati: il costo totale stimato dei sussidi statali e federali per i soli dipendenti di Burger King ammonta a 273 milioni di dollari l'anno. Inoltre, uno studio sui costi sostenuti dalla sanit? pubblica per curare le malattie legate all'alimentazione caratterizzata da eccessivo consumo di carne arriva a una cifra di 60 miliardi di dollari. E ancora, per compensare gli 1,2 milioni di tonnellate di CO2 rilasciati ogni anno nell'atmosfera per la produzione del Big Mac di McDonald's si dovrebbero spendere tra i 7,3 e i 35,6 milioni di dollari. Per non parlare del costo di smaltimento degli imballaggi, della contaminazione da pesticidi, del deflusso dei nutrienti che aggravano l'ambiente.
Certamente, a seconda dei riferimenti assunti, ? possibile che il valore di un hamburger possa esser superiore o anche inferiore ai 200 dollari, ma sicuramente non ? il dollaro che viene pagato nei fast food degli Stati Uniti.
L'esempio dell'hamburger si pu? riferire praticamente a molte delle merci presenti sul mercato. Cos? possiamo gioire quando troviamo in vendita in un grande magazzino una maglietta a 2 euro, ma dobbiamo sapere che quel prezzo non coincide con il suo valore e che i lavoratori e l'ambiente hanno pagato la differenza. Ci dobbiamo ricordare che quando acquistiamo un prodotto al di sotto del suo valore in qualche parte del mondo c'? qualcuno che muore! Non ? soltanto una frase ad effetto: lo stesso Patel in un altro libro I padroni del cibo ha raccontato delle migliaia di suicidi dei produttori di caff?. E allora cosa possiamo fare? Innanzitutto prendere coscienza del problema e comportarci di conseguenza avendo chiaro che i cambiamenti pi? importanti si ottengono nella societ?.

Sergio Auricchio
auricchio@agraeditrice.com
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